una politica solidale

Sanità pubblica e accessibile

La salute non deve essere una merce, e come medico dentista lo vedo da entrambi i lati: da quello di chi cura e da quello di chi rinuncia a curarsi perché non se lo può permettere. I premi di cassa malati pesano ormai come un secondo affitto, mentre prestazioni essenziali – a partire dalle cure dentarie, per cui mi sono impegnata attivamente nella campagna Sì cure dentarie – restano fuori dall’assicurazione di base a fronte dei salari medi più bassi della Svizzera. È assolutamente necessario cambiare rotta a favore di un sistema sanitario pubblico, universale e capillare, finanziato in modo equo e orientato ai bisogni, non ai margini di profitto.

Una politica solidale necessità quindi di:

  • un contenimento dell’incidenza dei premi sul reddito ed eventuali sussidi che raggiungano davvero anche il ceto medio, applicando in maniera rapida e coerente l’iniziativa del 10% già approvata dal popolo ticinese;
  • investimenti nella prevenzione, salute orale compresa, perché prevenire costa a tutte e tutti meno che curare tardi;
  • cure di prossimità (medicina di famiglia, servizi di assistenza e cura a domicilio, case per anziani) accessibili e con personale sufficiente e ben formato;
  • scelte politiche capaci di contrastare la sovraofferta e alla sovramedicalizzazione dettate da logiche di profitto, che fanno crescere i costi senza migliorare la salute.

Lavoro dignitoso e di qualità quale base del benessere collettivo

In Ticino si lavora molto ma si guadagna molto meno rispetto al resto della Svizzera: precarietà, lavoro su chiamata, stage non retribuiti e pressione sui salari sono realtà quotidiane, soprattutto per le e i giovani. Come titolare di uno studio so cosa significhi avere responsabilità verso un team: buone condizioni di lavoro non sono da vedere come un costo ma come un investimento che permette a un’attività di funzionare bene e di durare e alla società nel suo insieme di stare meglio. Per questo difendo regole chiare, controlli veri e un potere contrattuale reale per chi lavora.

Una politica solidale necessità quindi di:

  • un salario minimo cantonale che permetta davvero di vivere del proprio lavoro, accompagnato da controlli efficaci contro il dumping;
  • commesse pubbliche solo a chi rispetta i contratti collettivi e la parità salariale e forma apprendiste e apprendisti;
  • impedire gli stage non retribuiti e alla precarietà come unica porta d’ingresso nel mondo del lavoro;
  • una riduzione del tempo di lavoro e migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata, a parità di salario.

Stato sociale forte e senza austerità

L’austerità, ossia la politica dei tagli al servizio pubblico, viene presentata come una necessità tecnica, ma è una scelta politica con la quale si decide chi paga una crisi. E a pagarla purtroppo sono sempre le stesse persone: chi ha un reddito modesto, chi si occupa di un familiare, chi avrebbe bisogno di un sostegno temporaneo per non scivolare. Da responsabile della Socialità vedo cosa succede quando si taglia sui servizi: i problemi non spariscono, ma al contrario si spostano e diventano più costosi da risolvere.

Una politica solidale necessità quindi di:

  • uno stop ai tagli lineari sui servizi pubblici, soprattutto se prima di decidere non si valuta seriamente l’impatto sociale di tali misure;
  • prestazioni sociali armonizzate, semplici da richiedere e senza effetti soglia che puniscono chi riprende a lavorare;
  • politiche familiari solide con nidi, mense e attività extrascolastiche accessibili e capillari;
  • il sostegno stabile alle associazioni e il riconoscimento del volontariato, che tengono insieme la nostra rete sociale andando a colmare le lacune dell’ente pubblico.

Difesa e rilancio del servizio pubblico

Il servizio pubblico è ciò che rende un diritto esigibile anche per chi non può comprarselo sul mercato. Ed è ciò che tiene insieme un territorio fatto di centri, periferie e di valli. Perché quando una scuola, uno sportello o una linea di bus spariscono da una regione periferica non si risparmia soltanto, ma si decide che in quel luogo vale un po’ meno la pena restare. Per questo il servizio pubblico va difeso, modernizzato e riconosciuto, insieme a chi ci lavora.

Una politica solidale necessità quindi di:

  • presenza dei servizi anche nelle valli e nelle regioni periferiche, non soltanto nei centri;
  • salari e condizioni di lavoro equi per il personale pubblico e parapubblico, che tiene in piedi il sistema ogni giorno, fungendo da esempio virtuoso per le aziende private;
  • evitare privatizzazioni ed esternalizzazioni al ribasso nei settori essenziali;
  • una digitalizzazione al servizio delle persone, con sportelli e presenza umana garantiti a chi ne ha bisogno.

Collaborazione internazionale e pace contro riarmo e nazionalismi

Le disuguaglianze, le guerre e la crisi climatica non si fermano ai confini cantonali, e nemmeno la solidarietà dovrebbe farlo. Rifiuto la logica del riarmo e della competizione tra Stati, che sottrae risorse enormi a sanità, formazione e transizione ecologica proprio quando ne avremmo più bisogno. La Svizzera ha una tradizione umanitaria di cui andare fieri: va rinnovata, non indebolita.

Una politica solidale necessità quindi di:

  • investimenti pubblici e delle casse pensioni tenuti lontani dall’industria bellica e da chi viola i diritti umani;
  • un sostegno stabile alla cooperazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale, anche a livello cantonale e comunale;
  • rispetto rigoroso del diritto internazionale e umanitario e dei diritti umani, senza doppi standard;
  • una cultura della pace e del dialogo che parta dalle scuole e dallo spazio pubblico, contro nazionalismi e contrapposizioni tra popoli.