una politica equa

Educazione, formazione e cultura come diritto e leva di emancipazione

L’educazione, la formazione e la cultura sono i veri grandi motori della società perché permettono anche a chi parte da condizioni più svantaggiate di trovare la propria strada. Come responsabile dei dicasteri Giovani e Cultura vedo ogni giorno quanto un’offerta formativa e culturale accessibile e di qualità possa cambiare la vita delle persone e migliorare il benessere della collettività. Investire nell’educazione, nella formazione e nella cultura significa investire nel futuro, dando vita a una società più resiliente, consapevole e partecipativa.

Una politica equa necessità quindi di:

  • una gratuità reale della formazione obbligatoria e borse di studio (non prestiti!) sufficienti a coprire i costi di vita durante le formazioni post-obbligatorie;
  • maggiore valorizzazione dell’apprendistato con la garanzia di sufficienti posti di formazione al termine della scuola dell’obbligo;
  • maggiore investimento nella formazione terziaria, per offrire più opportunità di studio e con rette più accessibili;
  • una cultura viva, plurale e capillare, grazie a sostegni pubblici trasparenti e accessibili, a più spazi per la cultura indipendente e alla garanzia di condizioni di lavoro dignitose per le operatrici e gli operatori culturali;
  • educazione all’affettività, alla sostenibilità, alla partecipazione civica e al digitale (compresi intelligenza artificiale, social media e altre nuove tecnologie) come parte del percorso scolastico – affinché questi importanti aspetti della vita non vengano lasciati al caso.

Diritti e pari opportunità contro ogni violenza e discriminazione

Razzismo, sessismo, omotransfobia e abilismo non sono questioni isolate, sono strutture che decidono chi ha voce e chi no. Nel Comitato delle Donne* PS e nel Coordinamento donne della sinistra, e ancor prima come donna impegnata politicamente e lavorativamente, ho imparato che la parità non arriva da sola, ma va costruita con misure concrete e verificabili. Mi impegno per una parità sostanziale – nei salari, nel lavoro di cura, nella rappresentanza – e per una società libera dalla violenza, in cui ogni persona possa essere sé stessa in sicurezza.

Una politica equa necessità quindi di:

  • una parità salariale controllata e vincolante, a partire dall’amministrazione pubblica e dalle aziende che lavorano su mandato dell’ente pubblico;
  • riconoscimento e redistribuzione del lavoro di cura grazie a nidi e servizi extrascolastici accessibili, orari conciliabili, congedi equi;
  • prevenzione della violenza di genere attraverso l’educazione al rispetto nelle scuole, la formazione di chi opera in prima linea e il finanziamento stabile dei servizi di accoglienza e accompagnamento;
  • pieni diritti e reale accessibilità in ogni ambito della vita sociale per ogni persona indipendentemente da genere, orientamento sessuale, provenienza, religione, età, stato fisico e di salute, capacità economiche, ecc.

Diritti e dignità anche delle persone migranti

Il Ticino è da sempre terra di partenze e di arrivi: intere generazioni di ticinesi sono emigrate e oggi la nostra economia, la nostra sanità e la nostra rete di cura funzionano anche e soprattutto grazie a chi è arrivato da altrove. È quindi doveroso e giusto che chi vive e lavora qui abbia diritti, dignità e possibilità di partecipare alla vita sociale e politica. Ricordandoci che l’integrazione non è un favore concesso ma è una condizione di pari opportunità, e conviene a tutta la società.

Una politica equa necessità quindi di:

  • un accesso effettivo ai servizi di base – salute, scuola, assistenza sociale – indipendentemente dallo statuto giuridico;
  • diritti politici per chi vive, lavora e contribuisce fiscalmente e procedure di naturalizzazione più semplici per chi è nato e cresciuto in Svizzera;
  • una migliore accoglienza delle persone migranti, grazie a strutture capillari e di qualità con un accompagnamento serio verso formazione e lavoro;
  • un riconoscimento più rapido di titoli e competenze acquisiti all’estero, invece di lasciare inutilizzate risorse preziose.

Giustizia fiscale e redistribuzione della ricchezza

Il Ticino e la Svizzera non sono un Cantone e rispettivamente una Confederazione poveri, ma purtroppo sono un Cantone e una Confederazione in cui la ricchezza è distribuita male. Da municipale conosco bene il meccanismo: la maggioranza di centro-destra fa sì che si rinunci a entrate fiscali da parte di chi ha di più e il conto arriva poco dopo, sotto forma di tagli alla scuola, alla socialità, alla sanità e alla cultura, oppure di compiti scaricati sui comuni e quindi di nuovo sulle cittadine e sui cittadini. È importante invertire questa logica, con una fiscalità realmente progressiva che chieda di più a chi ha di più e restituisca respiro a chi fatica ad arrivare a fine mese.

Una politica equa necessità quindi di:

  • una fiscalità progressiva su grandi patrimoni e redditi elevati, eliminando i privilegi che negli anni hanno svuotato le casse pubbliche;
  • aiuti mirati per redditi bassi e medi, famiglie, persone sole e giovani, al posto di riduzioni lineari che premiano soprattutto chi ha già molto;
  • risorse e personale sufficienti per contrastare evasione ed elusione fiscale, perché le regole valgono solo se qualcuno le fa rispettare;
  • un rapporto finanziario corretto tra Confederazione, Cantone e Comuni, senza trasferire compiti e costi senza i mezzi per assumerli.

Difesa dei diritti e delle istituzioni democratiche

Le crisi istituzionali e di fiducia degli ultimi anni hanno lasciato il segno, perché quando le istituzioni non funzionano, o appaiono opache, a rimetterci è la democrazia nel suo insieme. Da sempre difendo lo Stato di diritto, la separazione dei poteri e la qualità del lavoro istituzionale, senza indulgenze e senza scorciatoie autoritarie. E difendo gli spazi in cui la democrazia vive concretamente grazie a una partecipazione vera: i luoghi di lavoro, le associazioni, la piazza.

Una politica equa necessità quindi di:

  • trasparenza sul finanziamento dei partiti e delle campagne politiche e regole chiare sui conflitti d’interesse;
  • istituzioni che funzionano con nomine fondate sulle competenze, procedure chiare e rendiconti pubblici;
  • una chiara difesa dei diritti sindacali, della libertà di espressione e del diritto di manifestare, contro ogni restringimento degli spazi democratici;
  • un reale coinvolgimento nelle decisioni di enti coinvolti e cittadinanza e non una semplice informazione dei diretti interessati solo a decisione presa.